Tra
bianchi contrasti e vuoti assoluti, attraverso matasse e
grovigli, strade tortuose, luoghi e deserti: alla ricerca
della pura essenza. Un percorso sviluppatosi negli ultimi
anni e che si conclude ora con questo racconto per immagini
e parole. Il testo, nato da scontri ed incontri di parole,
crea con le immagini un progetto che trova nella musica una
perfetta armonia espressiva. La mia attenzione si è rivolta
verso i FILI perché, oggetti indefiniti, creano legami
indissolubili e anche effimeri. Sono stati la guida in un
percorso di ricerca di immagini semplici e quotidiane che
potessero evocare conflitti e sovversioni di senso. Dalla
fusione tra due tipi di immagini che ho cercato è nata
questa mostra: ogni cosa può essere un filo, ogni oggetto
può diventare altro da quello che è. La serie di
“oggetti non identificati” mi ha permesso di vedere le
cose del mondo come un’altra realtà, rappresentata nelle
foto cogliendone l’essenza astratta. I fili si sono
semplicemente sdipanati ed arrotolati davanti al mio
obiettivo, mostrandomi le volute di una realtà da cercare.
La
tecnica delle mie fotografie è quella tradizionale: una NikonF e pellicole
piuttosto sensibili per fermare immagini che apparivano molto più definite di
come le volevano vedere i miei occhi. L’aggiunta della musica di Paolo
Favati è avvenuta quasi naturalmente, come il sole e la luna in un’eclissi
totale o, come dico io… il cacio sui maccheroni!
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